Maggini, l’arte della viola
01 Giugno 2007
da: Giornale di Brescia, 1 giugno 2007, p. 35
di Marco Bizzarini
La liuteria bresciana a palazzo Martinengo
In mostra una trentina di strumenti ad arco usciti dalle botteghe dei grandi liutai bresciani del Cinque e Seicento, ora custoditi in collezioni italiane ed estere.
A corollario, un convegno di studio internazionale e una rassegna di concerti.
Un sogno che finalmente si realizza: riportare a Brescia, per un’ambiziosa mostra, strumenti musicali ad arco usciti dalle botteghe cittadine di quattro secoli fa. Riportare a Brescia strumenti del Cinque e Seicento appartenenti a fondazioni e collezionisti di tutto il mondo. Riportare in città strumenti con la firma di Gasparo da Salò o di Giovanni Paolo Maggini che prima d’ora non s’erano mai potuti riunire in un solo gruppo, né esaminare o studiare complessivamente.
Questo sogno finalmente si realizza con la mostra internazionale di liuteria «Gio Paolo Maggini in Brescia: secoli di dettagli» visitabile nelle sale di Palazzo Martinengo dal 9 giugno all’8 luglio (orario di apertura dalle 15 alle 20 da martedì a venerdì, anche al mattino dalle 10 alle 13 il sabato e la domenica; biglietto d’ingresso 10 euro).
Promossa dalla Provincia di Brescia e dal festival Nuove Settimane Barocche, l’esposizione si avvale di un comitato internazionale dei più autorevoli – basti citare la presenza del famoso esperto Charles Beare – con il coordinamento generale del liutaio Filippo Fasser. Si potranno ammirare trenta strumenti ad arco tra violini, viole, violoncelli e contrabbassi, tutti attribuiti dagli esperti ai più noti rappresentanti dell’antica scuola liutaria bresciana: da Pellegrino di Zanetto de Micheli, presente con una viola del tardo Cinquecento oggi appartenente alla Fondazione Chimei di Taiwan, al leggendario Gasparo da Salò, in mostra con ben sette capolavori, dal meno noto Francesco Bertolotti da Salò, figlio di Gasparo, al vero protagonista dell’esposizione, Giovanni Paolo Maggini da Botticino, rappresentato da quattro violini, cinque viole, un violoncello, un bassetto e quattro contrabbassi. E per dimostrare che la scuola bresciana non si spense affatto con la prematura scomparsa del Maggini, vittima della peste del 1631, la mostra proietterà una luce anche sul tardo Seicento e sul primo Settecento, presentando l’opera del bolognese Giovanni Battista Rogeri, presente in città fin dal 1664, come hanno dimostrato recenti ricerche archivistiche di Ugo Ravasio, e del figlio Pietro Giacomo.
«Non è stato facile – racconta il coordinatore della mostra, Filippo Fasser — ottenere in prestito strumenti di così alto prestigio e valore. L’unica strada percorribile era quella di formare un comitato di esperti riconosciuti tanto in Europa quanto in America e nell’Estremo Oriente».
È la prima volta che Brescia organizza una mostra di liuteria così rigorosa sotto l’aspetto scientifico. Da parecchio tempo, infatti, non si assisteva a una convergenza d’interesse internazionale per il fenomeno dell’antica liuteria concittadina al tempo di Gasparo e del Maggini. Durante il periodo della mostra gli esperti del comitato avranno modo di effettuare sugli strumenti nuove osservazioni, misurazioni e analisi dendrocronologiche, una tecnica innovativa – quest’ultima – che permette di datare il legno con certezza. I risultati di tali ricerche verranno raccolti in un catalogo di prossima pubblicazione che ospiterà contributi, fra gli altri, di Charles Beare, Eric Blot, Carlo Chiesa, John Dilworth, Ugo Ravasio, Christopher Reuning, Duane Rosengard e John Topham.
Sarà una mostra non solo da vedere, ma anche da ascoltare. Anche al fine di favorire un’ampia affluenza di visitatori, si offrirà la possibilità di ascoltare il suono degli antichi strumenti non solo tramite impianti di riproduzione ad alta fedeltà, ma anche nel corso di cinque matinée con la partecipazione degli attuali proprietari di strumenti (il cui programma è riportato nel riquadro qui a fianco). Una preziosa anteprima di questi ascolti è stata proposta ieri mattina a Palazzo Martinengo – dopo la presentazione ufficiale dell’iniziativa con il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, e l’assessore alla cultura Riccardo Minini – dal violista Luca Ranieri su una viola Maggini del 1610, concessa in esclusiva dalla Fondazione Pro Canale di Milano.
Proprio in ragione della riconosciuta eccellenza delle viole di Maggini e di Gasparo, il cui valore di mercato può oggi superare il milione di euro, Emanuele Beschi e Francesco Lattuada, direttori artistici del festival Nuove Settimane Barocche, hanno lanciato l’efficace slogan di «Brescia città della viola» che ricomporrebbe in termini ragionevoli e pacificatori l’antica rivalità con Cremona, «città del violino».
